posta in arrivo:1
Lisboa…una notte come tante….H 3.50 the fray-how to save a life
ti pensavo oggi non so perchè…non avrei voluto pensarti…ma ti pensavo…
così ho provato a svuotare la mente, a pensare ad altro, a leggere Pessoa, a perdermi per l’Alfama….
ma l’Alfama ricorda tanto il centro storico della nostra( “nostra” che parolona) Napoli, l’Alfama mi ricorda la mia Sicilia…il nostro sud….un dedalo di viuzze , di vicoli interrotti da scalinate ed archi, un quartiere dagli accenti nordafricani che ricorda la mia terra, la mia africa, il mare d’africa di Pirandello, affascinante e misterioso.
Le vie piccole , strette, le azulejos colorate in case diroccate…la gente davanti la porta e i panni stesi…mi sono fermata a guardarli i panni per strada, volevo vedere se odoravano di dixan, ho provato a immaginare chi li portava, chissà che vita ha l’uomo che porta questi pantaloni stesi al contrario con le tasche bianche piegate su se stesse come un foglio appallottolato, chissà se è felice, chissà se ama, se odia, se fuma, se beve….chissà…
Io e tu che vaghiamo per il centro ?io e tu che beviamo coca cola ghiacciata per il caldo….
”senza limone!!!!”
una volta ci siamo abbracciati in una via piccola come quelle che ho attraversato oggi…ti ricordi?un incrocio di tre strade, contorno di case senza finestre, di case senza tetto, di mattonelle dipinte a mano, di sedie fuori e carte da scopa su uno scatolo di cartone…
Quale delle tre vie abbiamo preso?abbiamo preso la stessa?o ci siamo separati per seguirne due completamente diverse?ci ritroveremo in quella terza via che finisce su una piazza o non ci ritroveremo mai?
Centro di Napoli, di Palermo, del mondo?centro del mondo , centro della terra, io e tu sotto la stessa luna, lo stesso cielo, lontani anni, secoli, sconosciuti fratelli con un patto tatuato chissà quando , dove e perché….
Ricordi il sole che batteva sulla pelle e noi con i maglioni di lana legati in vita?
Dove sei?in quale mondo?in quale pianeta hai portato il nostro elfo seduto sulla luna?tra le braccia di chi?
Oggi ho perso ore a contemplare il Tago, l’ammasso labirintico di tetti rossi di Lisbona dal miradouro de santa Luzia, le case vecchie e le antenne paraboliche mi hanno fatto sorridere, amata civiltà che affiora nei vecchi borghi pieni di storia, cercavo un punto all’orizzonte dove “dipingere l’anima su tela anonima”..come dice il califfo…un punto perso nel vuoto dove immaginare la mia anima dipinta e colorata… mi sono persa nei mosaici delle case strette, ho mangiato una carne rossiccia piena di patate e come al solito non ho capito nulla di quello che mi si diceva..
Ma adoro questo sentirmi sconosciuta, questo non capire, adoro la gente che mi guarda vagare per strada e sentirmi cittadina del mondo, parte di qualcosa, parte di tutto pur senza capire…sai bene che le lingue non sono il mio forte…e il portoghese non è certo alla mia portata…
Sai cosa diceva Pessoa? “È disteso su sette colli, altrettanti luoghi da cui godere esaltanti panorami, il vasto, irregolare e multicolore insieme di case che costituisce Lisbona”.
Sono venuta qui solo per vedere da quale finestra osservava Bernardo Soares, quella amata finestra sui pensieri e sul mondo che ricorda tanto la nostra terrazza, quella su cui passo le notti, il mio regno….o il nostro regno?
Cosa vedeva lui dalla finestra?quale infinito vedeva e quanti infiniti esistono nel mondo?quante finestre sospese su un cielo azzurro da cui osservi la vita come se non la stessi vivendo tu?
Così ho preso il tram..il famoso tram giallo, il più antico di Lisbona, il tram 28…per salire sempre più in alto…
È di legno sai..come quelli che da noi non ci sono più..un gusto retrò che ho amato subito…sono scesa solo al secondo giro, ho guardato quanta gente si affolla su questo tram, chi lo prende giornalmente senza rendersi più conto della bellezza, delle vecchie botteghe, della sua corsa quasi attaccato al muro, alle pareti di quei vecchi negozi di souvenir e stoffe antiche, gente abituata a tutto questo, che lo prende meccanicamente come facciamo noi con la funicolare, gente che non guarda più fuori dal finestrino, che non vede nulla di affascinante e rimane persa e assorta a pensare ai suoi problemi di lavoro alle sue pene d’amore o all’esame che deve sostenere..ci si abitua davvero a tutto?è per questo che ho sempre bisogno di andar via? Di scappare?perchè temo l’abitudine alle cose?alle persone?ai sentimenti?alle lacrime e ai sorrisi?
Voglio scappare prima di rendere tutto mera abitudine?
Le istantanee prese dal tram perderebbero il loro fascino se non fossero istantanee e divenissero la norma?smetterebbero i panni stesi di affascinarmi , smetterebbe quel pantalone di farmi sognare chi lo indossa e mi riporterebbe ad una quotidiana lavatrice carica di roba sporca?
Non lo so…
Ma mi sento libera….e respiro libertà…e non ho intenzione di tornare…non ora…
Mi sono distesa sul prato di un parco…un prato curato…un prato pieno di bambini, gente con i cani, anziani che discutono della loro giovinezza perduta e mamme con i piccoli in braccio…il mio fedele libro dell’inquietudine è con me…a piedi nudi sul prato, distesa sul prato, persa nei pensieri , pensieri colorati, pensieri neri , bui, pensieri di luce, luce che filtra ,luce che riscalda il cuore , la pelle , il sorriso…anche il mio libro è senza scarpe…anche lui pensa…e lui mi parla…vive e respira…
E un passo, uno di quelli ormai ingiallito, con mille orecchiette sulla pagina, sottolineato in rosso e blu, con il post it a fianco:
“Credo che nessuno ammetta davvero la reale esistenza di un’altra persona. Può ammettere che tale persona sia viva, che pensi e senta come lui: eppure ci sarà sempre un ineffabile elemento di differenza, uno scarto materializzato.
Considero mie, con maggiore consanguineità e intimità, talune figure che sono scritte nei libri, certe immagini che ho conosciuto nelle illustrazioni, più di molte persone che sono considerate reali, che sono fatte di quell’inutilità metafisica chiamata carne ed ossa. E “carne ed ossa”, infatti, è una perfetta descrizione: sembrano cose fatte a pezzi ed esposte sul banco di marmo di una macelleria, morti che sanguinano come la vita, gambe e cotolette del Destino.
Non ho vergogna di avere impressioni simili, perchè ho capito che tutti noi abbiamo impressioni simili. Il disprezzo che sembra esistere fra uomo e uomo, l’indifferenza che permette che si uccidano persone senza capire che si uccide, come fra gli assassini, o senza pensare che si sta uccidendo, come fra i soldati sono dovuti al fatto che nessuno presta la dovuta attenzione alla circostanza, che sembra astrusa, che anche gli altri sono anime.”
Le mie ballerine rosse sono sul prato ed io penso a noi come cotolette del destino in attesa che qualcuno venga a comprare la nostra anima sbattuta lì su un bancone di marmo….e la frigga dentro l’olio bollente….
Ma forse noi siamo moderni e siamo più vicini ad un hamburger di un fast food, consumato in fretta tra il brusio delle ragazzine che cantano avril lavigne vestite come lei, pagato poco, un menù..uno di quelli completi, completi di ogni cosa…un menù veloce e completo di anima , cuore e vita…. tutto compreso…a poco prezzo…
Siamo questo?
E pensando a noi, a me e te, a quello che abbiamo fatto prima che io decidessi di partire non posso che giungere alla conclusione che non abbiamo fatto altro che ignorare le nostre anime e considerarci due enormi bistecche succulente rosso sangue…e ci siamo forse consumati in fretta, e abbiamo pagato in lacrime…l’unica valuta che conosciamo…l’unica che può comprare quello che siamo…io e tu…
Ci siamo succhiati , masticati , riempiti di sale e salse colorate di rosso e giallo , contornati da insalata piena con aceto balsamico, ci siamo assaporati , inghiottiti e digeriti….
Abbiamo inghiottito i nostri corpi senza dar peso alle nostre anime…
Dici che sono pazza perché penso che Pessoa mi parla…che mi manda segnali dall’aldilà attraverso i suoi libri..che forse ho una visione distorta della realtà e come dici tu dovrei leggere di meno e scrivere di più…
Lo so che ci tieni al mio libro, al mio progetto, lo so che lo vuoi come me, ma io sono questa….e non è forse questo che ti ha sempre avvicinato ed allontanato da me?la paura mista a curiosità di capire e vedere che io vivo in una dimensione parallela e non lo dico per creare un mito attorno alla mia persona?
Ci vuoi venire nel mio mondo?vuoi che ti stacchi un biglietto di sola andata?o vuoi solo sbirciare dall’esterno e girarti dall’altro lato quando pensi che è davvero troppo??
Tu la mia anima non l’hai ancora capita, e sono anni che viviamo insieme..e sono anni che leggi quello che scrivo…e sono anni che ti dico che è imprigionata tra carne e ossa e qualcuno deve riuscire a tirarla fuori…e tu?perchè non lo hai fatto sebbene io ti avessi dato la chiave per aprire tutte le porte?
Così ti mando la foto delle mie scarpe…e non la mia foto…perché la foto delle mie scarpe su di un prato è il simbolo della libertà che vivo in questi giorni….e spero che tu la comprenda…che capisca che non sono andata via perché ce l’ho con te ma solo perché tu non sei stato capace di leggere…di leggermi dentro…pur sapendo leggere tutto quello che scrivo…pur respirandomi…vivendomi…pur vedendo i miei occhi dentro i tuoi che scioglievano ogni segreto…leggi solo la superficie….e ti odio per questo…perché so che sei capace di andare oltre ma non lo fai….
Sono andata via perché eri diventato un coltello ormai…e il problema non è, non era , non è mai stato lo scavare dentro con un coltello affilato da entrambi i lati…amo vedermi dentro, amo vedere il buio dentro di me senza capire dov’è il fondo, lanciare il sasso e non sentire nessun rumore d’acqua e pensare che forse il fondo non c’è…..ma il coltello ormai lo tenevo in mano io e solo io…e questo non mi piaceva più…
Tu non ti sforzavi neanche di affondare più di tanto…lo affondavo da sola e il sangue usciva da tutti i lati..ero solo stanca di sanguinare….ho bisogno di stare lontana adesso, di smetterla di buttare sale sulle ferite perché bruciano vive….
Sai cosa mi hai detto?che sei fatto così…te la ricordi la tua risposta vero?mi suona ancora in testa e ne sto facendo un jingle per il mio cellulare…
“sono fatto così” è una risposta che da uno che pretende di avere un Q.I. superiore alla media come te , non si può accettare…perchè il cervello non serve solo a scrivere saggi su Petrarca e Dante…. è molto più facile capire il trentatreesimo canto del paradiso che capire come gira il mondo…
si , si , proprio lui..il canto numero 33….si proprio il tuo amato paradiso, la sede di tutti i beati che non sarà mai sede della tua vanità…la gente come noi forse va all’inferno….non lo so ….il canto 33…quello che i tuoi allievi ormai amano o detestano a secondo di quanto ti somigliano, quello che io amavo quando ero una studentessa di lettere come te con la fame di sapere, di leggere , di sentire e di specchiarmi tra le pagine dei miei autori preferiti…un po’ come te, quella stessa passione che ci faceva passare le nottate a discutere tornati dall’università…..mentre Viola portava la solita sabbia in casa dal suo laboratorio e non capiva nulla di quello che dicevamo ….
Ma è più facile trincerarsi dietro un adolescenziale “sono fatto così” che ammettere di avere dei limiti e provare a superarli…è più facile parlare di se che provare a capire gli altri..ed è molto più facile prendere che dare…vero Gabri?
Io invece voglio vederli tutti i miei limiti…e saltarli come se fosse una gara di atletica…voglio fare la cento metri ostacoli dei miei limiti….e arriverò alla fine….lì avrò abbattuti…mi girerò e ne avrò di nuovi…
Ad ogni modo, ho trovato posto dove stare…al Chiado….abbastanza vicino alla statua di Pessoa e alla Brasilera , dove faccio colazione ogni mattina e dove passo ore a cercare di scrivere, a guardare la gente cercando di interpretarne i sogni….creo storie… come sempre…sono sempre io in fondo……
so che vi manco….e mi mancate anche voi…ma ora Erìka è questo, è qui, e non so quando e se cambierà.
Dai un bacio a Viola…vi voglio bene..
Faraway so close…
Erìka
Era sera quando Gabriel lesse questa mail…non parlò…non fiatò…il processo si era svolto solo pochi giorni prima e il mal di testa da whisky era ancora vivo….chiuse il suo pc…si distese sul letto canticchiando un vecchio successo di Paolo Conte…si addormentò vestito, con il trentatreesimo canto aperto sul comodino.